Piazza Juve

mercoledì 18 settembre 2013

Antonio Conte non è la bruttissima copia di Capello. Ma forse lo ha dimenticato pure lui

La partita di ieri ha prodotto non poche polemiche, come anche facilmente visibili ai commenti del post di ieri che si leggono cliccando qui (Tempo Scaduto per Conte) e anche qui (Copenaghen 1-1 Juventus), e quasi tutti puntano l'obbiettivo su Antonio Conte.

Urge fare qualche precisazione, Antonio Conte da quando è alla Juventus ha fatto tantissimo per noi, ha compattato una squadra sfaldata, ha creato le condizioni per la vittoria per ben due campionati e per riportare la Juve ad essere una squadra con ambizioni europee. Antonio Conte ha fatto tanto e ha dimostrato di essere un allenatore di grandissimo valore, ma questo non giustifica certe situazioni.

Fin dalla fine della scorsa stagione Conte ha chiesto alla dirigenza condizioni chiare, avere una squadra ancora migliorata e che possa giocarsela alla pari con chiunque. La dirigenza ha risposto portando in bianconero Tevez, Llorente, Ogbonna, non cedendo nessun titolare, e vendendo solo due eterni panchinari come Giaccherini e Matri. La risposta di Conte a questo mercato è stata quella di dichiararsi insoddisfatto e che la squadra era indebolita, innervosito dalle due cessioni. Affermazioni ridicole di chi non capisce che una rosa fatta di 30 giocatori è quanto meno costosa oltre che ingestibile.

A queste dichiarazioni seguirono le vittorie in Supercoppa Italia e le prime due in campionato.
Il pareggio con l'Inter, seppure contro una squadra inferiore e con una Juventus che ha giocato gran parte della partita quasi senza pretese, è stato accettabile. Ma quello di ieri con il Copenaghen apre enormi dubbi su Antonio Conte come allenatore.

Nel 2011-2012 il suo arrivo in bianconero, accolto con tante polemiche (tra le quali le mie) giustificate dalla paura di avere un allenatore inesperto e preso solo per accontentare la curva, è diventato in poche partite un arrivo provvidenziale. Ben presto l'inesperto allenatore che puntava ad un assurdo 424 capiva le esigenze della squadra, il valore dei suoi giocatori e schierava un moderno 433 che produceva vittorie e attirava complimenti. C'era chi come Sacchi ne tesseva le lodi e lo dichiarava suo erede, chi come Mourinho lo dichiarava un vincente e lo vedeva come un allenatore di primissimo piano, tutte lodi giustificate. Quella squadra giocava con un possesso palla pauroso, producendo azioni da goal in ripetizioni e con una serie di giocatori che definire appena accettabili a certi livelli è riduttivo.

Poi il passaggio al 352, prima come modulo contro squadre più attrezzate (all'epoca Milan e Napoli) e poi come modulo principe, in tanti storcevano il naso, ma la squadra giocava in modo compatto arrivando puntualmente alle vittorie. In Europa però quel modulo ha prodotto risultati altalenanti, e più si andava avanti più quel modulo diventava sinonimo di difensivismo e eccesso d'attenzione tattica.

Le due recenti partite pareggiate poi sono la goccia che fa traboccare il vaso, la squadra gira con lentezza, il gioco da divertente e offensivo è diventato scontato e remissivo. Quasi non c'è più voglia di giocare, l'aggressività della prima Juve contiana sembra sparita e il tutto si è trasformato in una brutta copia di una squadra di Capello.

Antonio Conte dovrebbe ricordarsi che le prime vittorie, quelle insperate e fatte con una rosa all'apparenza di second'ordine, sono arrivate con una squadra volenterosa di giocare.
Oggi, con alcuni giocatori che si meritano di diritto l'appellativo di TOP PLAYER giocare di arroganza e supponenza, in campo, sta portando solo a magri risultati.

Conte è abbastanza intelligente da capire dove stanno gli errori, se però l'intelligenza dovesse venire battuta dal suo ego e dalla sua arroganza, allora si potrebbe a fine stagione anche pensare ad una separazione. Di allenatore capaci di far il bello e il cattivo tempo in un campionato ridotto a Serie B d'Europa possiamo trovarne tanti e capaci di far giocare la Juve meglio di come sta facendo adesso Antonio, di allenatori capaci di far diventare questa squadra una società con ambizioni europee c'è ne sono di meno, e sicuramente non c'è Conte se continuerà a riproporre gli stessi schemi e lo stesso gioco. La tristezza starebbe nel separarsi da un allenatore che non è solo un simbolo per questa squadra, ma anche un grandissimo tecnico che ha dimostrato di sapere come si vince e come battere gli avversari, involutosi però in un allenatore provinciale di seconda fascia solo per motivi d'orgoglio, per non ammettere definitivamente che questo suo 352/532 non è un modulo adatto a vincere contro squadre organizzate.

La mia speranza è un ripensamento di Conte, schierare la squadra con un 433 con gli stessi ordini che dava durante la sua prima stagione in bianconero, possesso palla, gioco corale, aggressività e velocità, e che dismetta definitivamente i panni del presuntuoso che non accetta critiche.

Schierare la squadra così, con questo 433 e questi uomini, d'altronde non penso sia impossibile:
Buffon ; Lichtstainer, Barzagli, Bonucci, Chiellini ; Vidal Pirlo Marchisio ; Vucinic Llorente Tevez;

Si avrebbero poi Caceres, Ogbonna, Peluso, Asamoah, Isla, Padoin, Giovinco e Quagliarella come riserve, più che sufficienti per vincere il campionato e fare ottime figure in Europa.
Nell'attesa, speriamo non eterna, di rivedere in panchina anche Simone Pepe.


2 commenti:

  1. Hai dimenticato "solo" Pogba... Pirlo francamente in un centrocampo a 3... non trovo sia il massimo..
    STE

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  2. E quindi Pogbà dovrebbe stare in panchina per fare spazio a Vucinic? Neanche per idea, un talento del genere non si pò sprecare!

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