Piazza Juve

giovedì 12 aprile 2012

Juventus 2-1 Lazio: Partita non adatta ai malati di cuore, bianconeri che dominano ma rischiano di pareggiare

Fuori da qualsiasi tipo di partigianeria del tifo, quella di ieri sera è stata una partita dominata dalla Juventus per almeno 3/4 della gara. Non c'è tifoso alcuno che dopo aver visto questa Juventus ieri in casa con la Lazio, e quel Milan con il Chievo, possa pensare ancora che se siamo primi in vetta è colpa del goal di Muntari, come tristemente Allegri periodicamente fa notare (forse per pararsi di fronte una sconfitta totale sul campo che gli potrebbe costare la panchina). Contro la Lazio ieri i numeri del primo tempo sono stati roba da Barcellona, dominio del campo e azioni su azioni a cercare il goal. Solo che il gioco dei catalani viene finalizzato da certi Messi, Villa, Sanchez e compagnia, i nostri da Vucinic, Matri e Quagliarella, che per poco non sciupano una gara per i loro errori sotto porta. Ancora più a far tremare stavolta è la difesa, dopo settimane in cui si loda un impianto di gioco che sembra farci diventare una corazzata difensiva, ieri proprio un piccolo errore (di Barzagli, ma dopo questa stagione mostruosa giocata da parte sua si può anche far finta di niente) permette al 45' del primo tempo, si proprio all'ultimo minuto utile della prima frazione, a Mauri di pareggiare i conti, dopo che Pepe che aveva sbagliato due goal che andavano solo imbucati in porta, e indovinato uno invece abbastanza complicato (paradossale?), ci aveva portato in vantaggio.

Un secondo tempo iniziato nel segno della confusione, ma sempre con i soli colori bianconeri a girare per il campo. Loro a difendersi e ripartire in modo disordinato, ma ben gestiti dalla retroguardia bianconera. Anche questa partita dimostra come un top player in attacco a quest'ora ci avrebbe permesso di stare a +10 almeno su quel Milan ultimamente troppo brutto per essere vero, e questo rigori o non rigori. Ma un top player, o almeno un top player a part time, ancora lo abbiamo, e si chiama Alessandro Del Piero. Non sono uno dei più accaniti fan del rinnovo al capitano, per il semplice fatto che giudico il giocatore non più adatto a giocare una partita che duri più di 25-30 minuti, e cosa che mi fa piacere la pensa così pure Conte, che proprio nelle ultime frazioni di gioco lo ha messo in campo per risollevare le sorti di gare troppo spesso compromesse da un attacco sterile. E puntualmente ci pensa lui a metterci la firma, come ieri, un goal che ci riporta primi in classifica, un goal che ci permette ancora di sognare a quello scudetto, a quella terza stella da cucirci sulle maglie. Nel giorno della sua 700esima partita il capitano segna il suo quarto goal in stagione, quarto goal che segue quelli fatti a Roma, Milan e Inter fra campionato e Coppa Italia, goal che segna stavolta l'obbligo morale e societario di rinnovare il contratto ad un giocatore che se accetta l'evidenza, cioè che titolare non può più giocare, può diventare l'arma in più di una squadra che la prossima stagione lotterà su tre fronti, di cui uno di livello europeo.

Ritorniamo primi in classifica, zittendo i gufi rossoneri, e tutti gli altri. Zittendo una stampa che sempre più sembra schierata in difesa della capolista decaduta, che a far da imparziale spettatore, una stampa che non può più nascondere che, nonostante 9 rigori in meno del Milan, noi siamo primi, e solo per merito nostro.


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