Piazza Juve

martedì 22 febbraio 2011

Le colpe di una squadra senza guida.

Sembrano veramente farsi pesanti in questo momento tutte le critiche rivolte all'ambiente bianconero da mesi e mesi. Anche chi, come il sottoscritto, ha sempre parlato di stagione da considerare poco ai fini del risultato, in quanto di passaggio per il ritorno tra i grandi, adesso comincia ad avere dubbi sul fatto che siano i qui presenti dirigenti a dover gestire questo ritorno in grande.

E non parlo ne di Marotta ne di Paratici, ma di Agnelli e Delneri.
I due "esperti" di mercato, con risorse limitate all'inverosimile, hanno portato a termine operazioni quali ad esempio quella di Krasic, di Matri e Quagliarella, Aquilani e pure rattoppato le falle difensive con Sorensen e Barzagli con quattro lire, il tutto mettendo al primo piano il bilancio, e soprattutto il salary cap.
Coloro che hanno dimostrato invece di non essere riusciti a lavorare bene sono il presidente Agnelli e l'allenatore Marotta.



Il primo arrivò nella gioia dei tifosi, tutti vedevano un Agnelli alla guida come una promessa di ritorno in grande, invece il suo primo anno di gestione è risultato inadeguato.
Le solite squadre riescono a vantare favoritismi arbitrali enormi, mentre noi stiamo vivendo una delle peggiori stagioni da questo punto di vista, fra rigori non concessi, arbitri spesso impauriti nel darci il giusto, e non solo, la guida bianconera avrebbe dovuto farsi sentire, avrebbe dovuto smuovere mari e monti, e invece coloro che ci hanno messo la faccia sono Delneri e Marotta nelle conferenze stampa. Neanche il suo arrivo ha poi influito sulle scelte degli azionisti di fare un aumento di capitale per dare a questa squadra denaro liquido da spendere subito. La sufficienza la ottiene solo su Calciopoli, dove però deve ancora chiarire se lo scudetto 2006 vuole che ritorni a Torino, dove di giusto, oppure se vuole solo levare il cartonato nelle stanze di Milano.

Delneri era invece l'uomo che doveva forgiare nuovamente questa squadra su schemi tattici ben precisi, e farla ripartire per lo meno da un quarto posto. Nessuno mette in dubbio le difficoltà vissute quest'anno, come gli infortuni e il dover far conoscere 14 giocatori nuovi fra di loro, ma da un tecnico si ci aspetta che dopo 7 mesi di lavoro, la sua squadra sia per lo meno in grado di mostrare una tattica di gioco precisa, che le pedine non cambino ad ogni partita, e che i giocatori non si trovino a giocare in moduli fuori luogo per loro stessi.
E si, il suo 4-4-2, pur essendo più morbido di quello di Ranieri, rimane ancora troppo vincolante per gente come Krasic e Martinez, adattissimi ad un 4-2-3-1, o a gli stessi Melo e Aquilani, anche loro nella stessa situazione. Anche la sua fissazione per il gioco difensivo a zone, piuttosto che a uomo, ha reso la nostra difesa decisamente più debole del passato.

Entrambi però hanno una colpa in comune, quella di non sapere gestire l'ambiente.
Facile è battere l'Inter o il Milan, quando ti chiami Juventus, e i tuoi giocatori scendono in campo spinti dalla rivalità agonistica e danno il 100%, più difficile quando le squadre da battere si chiamano Lecce, Bologna, Bari, e i tuoi scendono quasi svogliati. Chi è che dovrebbe caricare la squadra in queste situazioni se non l'allenatore e il presidente? Inutile fare le conferenze stampa dopo, bisogna parlare con la squadra, parlare con i giocatori uno ad uno, fargli capire che si scende in campo per vincere sempre, non solo per fare bella figura con le grandi. Se per Agnelli però questo discorso può lasciare il tempo che trova, in quanto nessuno può al momento aspirare al suo posto, e tra i papabili sarebbe impossibile individuarne al momento uno migliore, su Delneri invece si parla, e si parla tanto. Capello resta in pole, ma anche Spalletti e Gasperini.
Se ognuno è artefice del suo destino, che sia Delneri a capire che mai come ora lui sta decidendo il suo.


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